Evviva il cinema italiano! Evviva i film e cast italiani visti alla 83a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Come annunciato, oltre a tanto cinema indipendente e tanti documentari, ci sono stati tanti film italiani, in competizione (cinque) e non per il Leone d'Oro.
Tra i miei preferiti ci sono Serpenti di Roberto De Paolis e L'Estranea di Paolo Strippoli, in concorso.
Parto dal secondo, visto che la notizia che sia stato scelto come candidato italiano all'Oscar come Miglior Film Internazionale è fresca fresca.
L'Estranea non è ancora uscito al cinema - pronti tutti l'8 ottobre! - ed è già sul percorso di selezione dell’Academy.
Sarà dura nei confronti dei film in lizza degli altri Paesi: prima del 14 marzo 2027 dovrà superare e rientrare nella shortlist dei quindici film internazionali che continueranno la gara e poi a gennaio verranno annunciate le candidature definitive. Ma c'è grande entusiasmo nei confronti di quest'opera di genere da parte di un regista tanto giovane quanto interessante.

Foto di: Valentina Gallimberti Ballarin / EventsImages
Ve lo dicevo che l'anno scorso il nostro Strippoli aveva spaccato con La valle dei sorrisi.
Personalmente, a dire la verità, trovo più affascinante, per atmosfera e ambientazione, proprio quest'ultimo. L'Estranea forse è più convenzionale (ma una scena su tutte mi ha gasata tantissimo: quella sulle note di Narcotic dei Liquido).
Paolo Strippoli è pazzesco. Ha solo trentatré anni e questa è già la sua quarta regia. Ho recuperato recentemente A Classic Horror Story del 2021 (diretto insieme a Roberto De Feo), mi manca Piove del 2022, ma direi che il talento visivo, a proprio agio con gli effetti speciali, è più che confermato.
Il suo è un horror psicologico e ne L'Estranea scandisce i tempi di un dramma familiare. L’elemento orrorifico cioè si muove sottotraccia, la cornice è contemporanea e trascendente, c'è lo scavo sull’umano e la tragedia morale e universale.
Non mi piace raccontare troppo la trama, dico solo che gli elementi sono la colpa originale, il sacrificio e il prezzo da pagare. Il film è una parabola ciclica di salvezza e maledizione diabolica, dove tormento interiore e sensazione di apocalisse incombente convergono.
Qui il male è l'elemento di controllo e la famiglia è il contenitore oppressivo.
Ma chi mi ha rubato davvero il cuore sul tema del senso di colpa e dell'oppressione sono i D'Innocenzo, che con la sceneggiatura di Serpenti, hanno di nuovo lasciato il segno.
I miei fratelli preferiti hanno scritto con De Paolis un gioiello grottesco e assurdo, ma altrettanto disperatamente e orgogliosamente italiano. Il film è già in sala dal 10 settembre. L'avete visto?
Insomma, non la vedete e sentite anche voi la vivacità creativa di questi ragazzi? Adoro!


Serpenti è una commedia dell’assurdo, un teatrino claustrofobico e kafkiano ai limiti del tragicomico.
Il nonsense della burocrazia, i protocolli del piccolo mondo degli impiegati e dei funzionari servi dello Stato sono lo specchio della nostra società che non sa come gestire l'umano e il disumano, l'autoaccusa e la redenzione.
Tutti gli attori sono superlativi e la storia è interamente affidata agli interpreti.
Leonardo Lidi è gigantesco nel rendere la fisicità compressa, le ombre e poi i passaggi dal buio inerme allo scoppio d'ira del protagonista.
Avevo già notato la sua intensità naturale nelle serie Dostoevskij dei D'Innocenzo del 2024 e Everybody Loves Diamonds di Gianluca Maria Tavarelli del 2023. Teniamolo d'occhio!

Foto di: Valentina Gallimberti Ballarin / EventsImages
La storia claustrofobica si svolge nel limbo di una lunga giornata in commissariato. Le contraddizioni, gli assurdi giri pindarici e i rapporti di potere innestati nelle istituzioni sono resi perfettamente dal sempre magnetico Alessandro Borghi.
Ma, sarà che ho un debole per lui, per me il migliore qui è Pietro Castellitto. Gliel'ho anche detto, il suo avvocato è pazzesco! Fetente e attraente in maniera intelligentissima e nietzschiana:
'Il senso di colpa è un marchingegno inventato dagli uomini per creare una società solida'.

