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Foto di: I Wonder Pictures



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Foto di: Valentina Gallimberti Ballarin / EventsImages
Finalmente anche a Venezia abbiamo avuto, non solo anteprime di autori affermati e cinema d’industria, ma anche un'opera dal contenuto esplicitamente sensibile, capace di portare materiale d’inchiesta, riflessione e responsabilità.Questa 83ª edizione del Festival, insomma, mi ha stupita e soddisfatta. Se l'anno scorso mi avevano appagata Chien 51! di Cédric Jimenez e soprattutto Cover-Up di Laura Poitras, NAZA è il tanto atteso primo segnale di un vero dibattito pubblico sul rapporto tra cinema, conflitto e memoria.Credo che, da parte degli spettatori del lido, un primo impatto emotivo ci sia stato; spero presto anche in quello etico e geopolitico.Segnate allora subito in agenda queste date: 28, 29 e 30 settembre e trovate il cinema più comodo.


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Foto di: Valentina Gallimberti Ballarin / EventsImages
Evidentemente la rivelazione della facilità, del distacco psicologico e della disumanizzazione con la quale i militari, operando da remoto, a chilometri di distanza, tramite un semplice clic su schermo, ordinano bombardamenti su obiettivi e vittime civili (i 'NAZA', il danno collaterale accettato) e la posizione morale da prendere al riguarda devono essere accompagnate e cerimoniate.La presa d'atto della disconnessione tra l'azione militare virtuale e il massacro reale di migliaia di vite deve passare per l'applauso (o, come ho letto da qualche parte, per il riposizionamento) autorevole.In fondo le cose si sanno. Tutti conosciamo la situazione drammatica del conflitto in Medio Oriente. Ci sono già le prove, i filmati, le denunce delle organizzazioni umanitarie del mondo, ma non era consentito obiettare il 'diritto di Israele a difendersi'.


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Foto di: Valentina Gallimberti Ballarin / EventsImages