Siete pronti a parlare d'amore?
Ci vuole coraggio.
In fondo l'amore non è un argomento azzeccato per questo blog che si dedica, sì, al cinema e alla fotografia, ma anche alla bellezza e alle emozioni che provoca?
Pronti per un'altra filippica? So già che questa sarà solo la prima parte di un tema, un film, una dimensione, che non si esaurisce facilmente, che non finisce mai di sorprendere e regalare carezze.
Bene, tutto è iniziato da una recensione molto sentita che ho letto recentemente sul mio film del cuore Chiamami col tuo nome, capolavoro del 2017 di Luca Guadagnino.
Beh, sì, l'ennesima recensione, perché dopo aver visto il film ho cercato online per anni parole adatte e perfette per esprimere le sensazioni che l'esperienza mi aveva dato. E alcune recensioni, più di altre, colgono nel segno.
Voi cosa cercate nei film, solo evasione o anche la bellezza dell'opera stessa? Vi è mai capitata la completa immedesimazione nella storia? O meglio, avete mai trovato un film emblema (come da recensione di cui sopra) dell'arte dell'essere sé stessi?
Ultimamente trovo ci siano parecchi film interessanti in circolazione, italiani ed europei (Le città di pianura, Anatomia di una caduta, La zona di interesse, Sirat), pellicole dove tutti gli elementi sono in equilibrio perfetto, la regia, il plot narrativo, il montaggio, la recitazione, ma nessuna mi ha rapita a livello personale come Chiamami col tuo nome.

Non fornirò dettagli sul film per chi non l'avesse ancora visto, consiglio solo caldamente di recuperarlo al più presto, perché non si tratta solo di un film, è un'esperienza metafisica, metalinguistica. Non si sta semplicemente seduti ad ammirare un'opera dolcissima, con attori strepitosi, ambientazioni e musiche stupende. Si è lì. Lì dentro. Proprio lì con loro. Si è loro.
L'immersione è totale. Tutti siamo Elio, il protagonista.
Sentiamo che il film è bellissimo e parla d'amore, sentiamo che parla di noi, del nostro amore, ma sentiamo anche che parla d'altro, di qualcosa che non riusciamo a definire. Evoca una dimensione altra. Ci fa fare un salto, un'oscillazione. E' un po' ciò di cui parla Umberto Galimberti ne Il mistero della bellezza e La terra senza il male: è l'oscillazione di significato dove accade il poetico, il capolavoro. E' il pensiero simbolico, dove il simbolo (dal greco syn-ballein: unire, armonizzare, mettere insieme) non è un concetto ma un'azione, l'azione di mettere insieme più elementi.
Questa dimensione simbolica è propria di bellezza e amore. Nel linguaggio comune è intesa come immagine che riconduce ad altro, che ci unisce ad una realtà più grande. E' allora quella dimensione che compone il sensibile con il sovrasensibile. Significa che ciò che essa rappresenta rimanda ad altro, è ulteriorità di senso che si aggiunge a quanto espresso nella sua dimensione sensibile.
Le opere d'arte e i rapporti d'amore con la loro materialità offrono qualcosa di ineffabile. Ne percepisci chiaramente l'eccedenza di significato al quale non arrivi con la ragione.
Il coraggio di concedersi a bellezza e amore
Per me Chiamami col tuo nome è un film ma anche qualcos'altro, è la potenza della bellezza (quella del film) e dell'amore (quello raccontato, e quello evocato, il mio) che trafigge. Nei suoi confronti mi trovo in una condizione di dipendenza, non sono soggetto, non decido, ma patisco.
In questo senso parlo di coraggio, il coraggio di concedersi a un'opera d'arte o a un amore ineluttabile e riconoscerli. La messa in scena è così potente nella fedeltà alle piccole morfologie del sentimento - e se le hai vissute, le riconosci, le rivivi e ne vuoi ancora.
Io sono andata due volte a vedere il film al cinema, poi ho comprato il dvd, poi lo guardo tutte le volte che lo danno in tv, per non parlare della mia nuova attitudine cineturistica (ma quest'ultima sarà nella Parte 2). Insomma è una droga. E come con gli odori ci si torna volentieri. Marcel Proust in Alla ricerca del tempo perduto diceva che in qualsiasi momento:
'l'odore e il sapore delle cose rimangono a lungo depositate, pronte a riemergere'.
Do per scontato che questo trasporto accada a tutti, e che sia questa la grandezza del film. Ma effettivamente ci sono anche critiche molto negative. E forse il limite di questa pellicola è proprio quello di infastidire chi non ha provato sulla sua pelle le emozioni delle quali parla il regista, durante la visione, né mai nella sua vita, mi vien da dire. Perché altrimenti non c'è scampo.
Forse in questo senso non è un film per tutti, evidentemente non a tutti arriva quella cosa, quella cosa lì, l'amore, reso così autenticamente, che non gli puoi sfuggire. E ti senti innamorato, del tuo amato, di te stesso, del film, di tutto.
Come l'amore tra i due protagonisti, non ci sono se né ma. Non c'è da valutare la qualità di tutti i fattori che compongono il film (e comunque è tutto davvero perfetto, a iniziare dalle capacità interpretative dei due attori), sei rapito, sei in uno stato di grazia.
L'amore per il cinema è amore
Il film che dovrebbe essere il mezzo per arrivare al fine, cioè la descrizione attraverso la bellezza dell'amore, diventa esso stesso fine, l'amore. Tutto questo per dire che mi auguro che tra voi ci siano tante e tanti followers innamorati o comunque aperti all'amore, anche nel suo potenziale tragico sempre in agguato. E per dire che se anche non siamo noi poeti o artisti con il dono meraviglioso di far vedere più in là, siamo spettatori e abbiamo davvero la possibilità di assaggiare ogni tanto il divino.
Vi saluto allora intanto con altre illuminanti parole in Le cose dell'amore di Umberto Galimberti:
'Bisogna abbandonare la ragione, sacrificare il proprio io e abbandonarsi alla follia. La follia ci abita'.