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Al diavolo la contemplazione distante. Volevo andare lì, su quelle montagne e toccarle.E volevo indossare camicie a quadri e scarponi!Al diavolo la perdita dell’aura nella fotografia. Ho fotografato tantissimo. E ho mangiato tanta polenta concia (soprattutto al delizioso Agriturismo Al Pioppo di Brusson).


Valle D’Aosta: outfit giusto per location mozzafiato

Sapevo che dalla scorsa estate vengono organizzati tour nei luoghi raccontati con guide naturalistiche e alpine. Sapevo anche di non essere assolutamente né allenata né pratica di trekking. Ricordate com’è andata alle Cascate del Serio? Sorry, I did it again! Individuata l’escursione del 19 agosto agli alpeggi di Palasinaz, con la complicità di Michele del gruppo Tour Le otto montagne, mi sono infilata in un’altra impresa eccezionale! 

Sul sito dei tour escursionistici guidati trovate tutte le proposte con i diversi itinerari e difficoltà (compresi quelli ai ghiacciai, vette e rifugi, per me decisamente proibitivi). Ma ora partiamo!Primo pensiero: l’abbigliamento, obviously!  Ho messo in valigia ciclisti e bermuda, calzettoni alti, top, t-shirt e i miei adorati camicioni tartan che fanno tanto montagna. Ho recuperato i fondamentali d’ordinanza: scarponi e bastoncini da trekking. Indispensabili poi felpe e cappelli. E naturalmente crema solare 50+ e zaino all day long! Non sono ancora così wild da soggiornare in baite o rifugi. Ho optato quindi per il comodissimo HG Hotel Italia di Brusson (AO), strategico per ogni spostamento e con una terrazza panoramica che ti fa sentire padrona della valle.

Brusson è il delizioso comune turistico che comprende le location principali nelle frazioni più a monte Estoul e Graines. Anche qui sono state girate alcune scene del film, come quella al bar ristorante La Boule, sfortunatamente ora chiuso, dove i protagonisti Pietro e Bruno si rivedono da adolescenti.Ma è precisamente a Graines (Grana nel film e nel libro) che i due si conoscono da bambini. L’antico borgo, inerpicato a 1375 metri, gioiello sperduto con pochissimi abitanti, ha ospitato la maggior parte delle riprese. La casa di Pietro, che ho tanto cercato, in questo momento è in ristrutturazione e la foto purtroppo non le rende giustizia.

Tour le otto montagne: la sfida

In vista della (quasi temuta) eroica escursione con le guide del Tour Le otto montagne, con la quale mi sarei definitivamente sfidata nei giorni successivi, mi sono, diciamo, preventivamente illusa di esercitarmi un po’ per sentieri.

Meravigliosa è Barmasc, frazione di Ayas a 1898 metri, meta obbligatoria da queste parti, con tantissime passeggiate ed escursioni vista Monte Rosa.

I ghiacciai del Monte Rosa alimentano anche le suggestive cascate di Isollaz a Targnod, frazione di Challand-Saint-Victor. Il salto d’acqua è di 50 metri e l’aria intrisa di spruzzi e il fragore intenso sono una goduria.


Al giorno più importante e impegnativo sono arrivata quindi carica – col mio format look super rodato – pronta a rivivere, attraverso gli scenari del film, le emozioni di Pietro e Bruno. O eventualmente altre, purché suggestive, panoramiche e selvagge.

Ebbene, le aspettative sono state più che soddisfatte. Il tour guidato di circa sette ore a dislivello 800 metri, attraverso gli alpeggi di Palasinaz, con una decina di altri appassionati del film, è stato fantastico!

Grazie agli esperti e premurosi Michele Alliod e Anna Ravizza ho percorso pascoli e mulattiere e scoperto spazi intatti e solitari, per me, probabilmente, altrimenti irraggiungibili.

Da Estoul siamo saliti all’alpeggio di Bruno al villaggio Lavassey, a 2.000 metri. Abbiamo visto poi il caseificio utilizzato per le scene nelle quali quest’ultimo ha un’attività di famiglia.


Ode alla montagna

Infine, dulcis in fundo, abbiamo raggiunto la tanto anelata alpe Merendioux a 2263 metri con la baita (la Barma nel film) ricostruita da Bruno e Pietro.

Punto molto panoramico sull’ampia vallata, la baita per me è il luogo dei luoghi, luogo paradigma, che raccoglie il silenzio e lo spirito della vita di montagna, magnificamente celebrati dal film:

‘Volevamo un film epico raccontato da piccoli gesti. Un’ode alla fragilità e alla forza di ogni singolo essere vivente, che sia uomo, animale, pianta o montagna‘.

Ragazzi è stato micidiale, ma ce l’ho fatta anche stavolta! Nei momenti più faticosi mi cantavo il bellissimo e struggente brano portante della colonna sonora As Long As We Last di Daniel Norgren.


Tutto il percorso è davvero spettacolare, indimenticabile, nonché arricchito dagli sfiziosi aneddoti di Michele, preziosa persona del luogo che ha lavorato sul set (anche come stuntman)!Insomma, che ve lo dico a fare? Viva la Valle D’Aosta e viva il cinema italiano!Vi saluto con Margherita, uno dei due muli del film, che ci ha accompagnato per tutta l’escursione trasportando il pranzo (preparato da Barbara del ristoro Il Pranzo di Babette a Estoul, altra location del film).

Noi ci vediamo al Festival del Cinema di Venezia – ciak si gira!