Vi avevo lasciati con un sentore, una sensazione di prevista abbondanza di figaggine presto a Venezia.
Insisto, se le mie previsioni non sono sbagliate, quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia potremo avere finalmente la doppietta (sfiorata a Venezia 76 con The King di David Michôd) Timothée Chalamet - Robert Pattinson!
Sebbene l'uscita ufficiale di Dune Parte 3 di Denis Villeneuve sia prevista per dicembre, la presentazione a Venezia 83 potrebbe anticipare il debutto nelle sale.
Lo so che non vedete l'ora anche voi di vedere un pazzesco Chalamet/Atreides. Figuriamoci accostargli un altrettanto straordinario albino Pattinson/Scytale. Qui non si vede l'ora arrivi settembre!
Ebbene sì, c’è qualcun altro nella mia vita, oltre Chalamet. E’ giusto dichiararlo ufficialmente, nero su bianco, con un articolo interamente dedicato (che però, sia chiaro, non inficia minimamente l’altro amorevole articolo dedicato: il mio cavallo di battaglia chalamettiano).
E tocca avvisare, per onestà intellettuale, che le coincidenze e i giri pindarici tra i due sexy boys non finiscono qui.
Dunque, avanzamento dei lavori: il 16 luglio esce in Italia The Odyssey di Christopher Nolan. Tutti pronti!
Ecco, tra gli altri, c'è anche Zendaya, già partner di Chalamet in Dune e Dune Parte 2, e, al momento, partner di Pattinson in The Drama, tanta roba.
Ho giusto anche appena visto Le strade del male di Antonio Campos del 2020 e tanta roba anche là. Con quest'ultimo, oltre ad aver capito finalmente perché si fa un gran parlare del partner reale di Zendaya, Tom Holland, ho capito soprattutto come sarebbe facile farmi irretire da un diabolico predicatore se questo avesse le sembianze di Pattinson.

Foto di: Warner Bros
Non è un segreto, Robert Pattinson è una mia vecchia ossessione. Con una scusa o l'altra ne ho parlato anche in riferimento proprio all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.
Che adoro Pattinson in Good Time di Josh e Benny Safdie l'ho già detto, giusto?
Che mi starebbe bene vivere su un faro disperso solo con Pattinson come in The Lighthouse di Robert Eggers lo dichiaro ora.
Che basta Pattinson in completo sartoriale, anche se non si capisce niente (ed è giusto così) di Tenet di Christopher Nolan, non serve nemmeno dirlo.
Robert Pattinson: perfezione ellenica
Robert Pattinson è l’uomo più bello del mondo. Partiamo da qui. Quant’è bello, oltre che bravo? Risposta ovvia: tantissimo! Sulla scala della perfezione risponde per il 92,15% al golden ratio, il rapporto aureo. Parola del dottor Julian De Silva.
La bellezza è, sì, soggettiva, sta negli occhi di chi guarda e bla bla. Ma come la mettiamo se pure gli antichi Greci mi danno ragione? Insomma, non l’ho scritto io sul DailyMail.co.uk che il nostro attore inglese middle-class preferito è l’uomo più bello del mondo.
Ma chi è Julian De Silva? Detto tra noi, poco mi cambia. Ad ogni modo, è un chirurgo di Londra che si avvale dei canoni estetici greci, cioè di un modello matematico per misurare i lineamenti dei visi. Questo metodo, attraverso una precisa mappatura (la stessa usata anche da Leonardo Da Vinci per il suo Uomo Vitruviano), la Golden Ratio of Beauty Phi, calcola le proporzioni e le simmetrie, dal naso al mento, passando per gli zigomi, ecc. Ebbene, il viso di Robert Pattinson, applicati questi criteri universali, rasenta la perfezione.
D'altronde, ha un profilo pazzesco.
Non per nulla gli esordi del nostro divino, in parallelo alle esperienze teatrali, lo vedono anche come modello:
‘Quando ho iniziato ero piuttosto alto e sembravo una ragazza, quindi ho trovato molti lavori, perché era quel periodo in cui l’aspetto androgino era bello‘.
Naturalmente ho indagato e, tra le collaborazioni determinanti, ho trovato, ad esempio, quella del 2003 con il fotografo John-Paul Pietrus. Quest’ultimo è stato tra i primi a valorizzare il suo enorme potenziale e, come dichiara, una sorta di fattore X.
Robert Pattinson, ideale classico e icona di stile
Sicuramente è stata la madre, ex modella e ora dirigente di un’agenzia di modelle (credo si tratti della Models 1 di Londra), la prima a cogliere nel figlio l’aspetto giusto per la moda. Ma le grandi aziende, anche ora che la sua bellezza è più matura, lo ricercano costantemente.
Lo sappiamo bene tutti che dal 2016 è brand ambassador di Dior Homme e già dal 2013 dell’omonima fragranza.
Bene, come se non bastasse tutto questo materiale altamente aulico e testosteronico, vorrei ora rincarare la dose. Se mai fosse necessario, convaliderò ancor di più la scelta precisa di questo attore come argomento perfetto per parlare di intelligenza professionale e stile eclettico.
Naturalmente conosco benissimo tutta la sua filmografia. Chi ancora lo ricorda solo per Twilight è pregato di prendere nota degli innumerevoli film interpretati e, possibilmente, guardarli per scoprirne la poliedricità del talento.
L’abbiamo visto tutti nel ruolo ombroso arrapante del Batman di Matt Reeves del 2022?
E doppio e stralunato in Mickey 17 di Bong Joon-Ho dell'anno scorso?
E, sempre l'anno scorso, innamorato e sopraffatto in Die My Love di Lynne Ramsayun?
Dopo la saga Twilight di Catherine Hardwick Pattinson si è tenuto a debita distanza dalle scene mainstream e dalle proposte cinematografiche commerciali. Ha preferito cioè intraprendere un percorso più libero e vicino alle proprie inclinazioni artistiche.
Non è che allora le scelte lavorative singolari, nonché i registi indipendenti coi quali ha lavorato (David Cronenberg, Werner Herzog, James Gray, Claire Denis, per citare solo quelli che non ho già nominato) abbiano contribuito a introiettare in lui un gusto, un’allure, non solo versatile, ma in perfetta armonia con il suo lato più cool e incline alle sperimentazioni? Secondo me sì. Ovvio.
Non essersi limitato a fare semplicemente dei bei film, ma aver lavorato con autori che generano un’energia molto specifica, perché identificano le sottoculture e offrono più che semplici esperienze cinematografiche a coloro che sono sintonizzati sulla stessa frequenza, ha forgiato il suo talento, ma anche il suo stile personale.
Mi ha molto intrigata una riflessione che ha fatto sulla contaminazione, sul rapporto che ha un certo cinema con la cultura:
‘Ci sono certi cineasti che riescono a trasformare anche i film minori in qualcosa di molto più grande, qualcosa che sfiora, o addirittura definisce, lo zeitgeist. Alla proiezione di The Lighthouse erano tutti vestiti uguali, da pescatori. Il regista Robert Eggers ha capito in che modo puoi fare un po’ questa contaminazione con la moda e con la musica‘.
Zeitgeist, lo spirito del tempo
Pattinson ha capito che determinati film e determinati registi influenzano le persone, anche nel vestire. La gente, non vuole solo guardare un film, ma vuole far parte della sottocultura che solo certi immaginari sono in grado di coltivare.
Un altro esempio che riporta è la proiezione del film Diamanti grezzi di Josh e Benny Safdie (quelli di Good Time con Pattinson, appunto) e qui c’è lo zampino di sua maestà Timothée Chalamet – che gioia. Sembra che tra il pubblico, ci fossero diverse persone che indossavano cappelli Elara. Elara Pictures è la casa di produzione dei registi Safdie ma, tramite determinati fan super fashion come Chalamet, adesso è diventata anche una sorta di marchio di moda. Bingo!
Pattinson ha poi dichiarato che una cosa simile è successa anche alla proiezione di The French Dispatch: i fan del regista Wes Anderson vestono come lui.
Ecco, questo è quello che interessa a me, questo è stile: parlare di bonazzi, sicuramente, ma con stile – scusate il gioco di parole – osservando il costume e la società che colgono lo zeitgeist.
In tutto ciò, la chicca di chiusura: finalmente, dopo quattro anni, stanno per iniziare le riprese, sempre con la regia di Matt Reeves, di Batman Parte Due. Le prime dichiarazioni del nostro parlano di atmosfera ancora più cupa, d'altronde:
'Credono che mi nasconda nell'ombra... ma io sono l'ombra'.
