Events Images è già in odore di Biennale Cinema 83.
Ma si sa, Venezia è un crogiuolo di eventi continui e questo è l'anno anche della Biennale Arte. La 61ª Esposizione Internazionale d'Arte, intitolata In Minor Keys e curata da Koyo Kouoh, aprirà al pubblico sabato prossimo, 9 maggio, e chiuderà domenica 22 novembre 2026.
Le sedi principali saranno i Giardini e l'Arsenale.
Mentre il dibattito mediatico nazionale e internazionale apprende le dimissioni in blocco della giuria internazionale (lode a Buttafuoco) ed evidenzia l’assenza di artisti italiani, mercoledì scorso, proprio all'Arsenale, ho avuto il piacere di partecipare a un evento parallelo, una sorta di pre-apertura italianissima: l'inaugurazione della collettiva VENICE 20.26 presso lo Spazio Thetis.
Ebbene, all’Arsenale l’Italia c’è.
Il progetto espositivo che riunisce gli artisti Angelo Crazyone, Vincenzo Profeta, Andrea Morucchio, Luca Rossi e Pucci Scafidi è pensato da tempo e non nasce come risposta all'assenza italiana alla Biennale, ma, di fatto, ne reintroduce e valorizza la presenza. In questo senso il valore che questa mostra assume ora è, a maggior ragione, unico, perché pone al centro la vitalità della ricerca artistica nazionale.
Chiudo presto la spinosa questione della situazione attuale dell'arte contemporanea con l'invito ad ascoltare qui l'interessantissima riflessione di Luca Rossi.
Quest'ultima ci porta al senso dell'offerta artistica e all'ambizione di VENICE 20.26, cioè assumere una funzione attiva, non solo estetica: l'arte deve incidere sulla realtà, come strumento di riflessione e consapevolezza.
L'evento esprime un pensiero laterale a tutto, che non propone risposte definitive ma vuole creare nuove prospettive.
Gli orari, ad ingresso libero, sono dal lunedì al giovedì, dalle 9:00 alle 17:00, fino al 31 ottobre 2026, in concomitanza con la durata della Biennale. La fermata di riferimento del vaporetto è Bacini.
Ma ora entriamo nel vivo della bellissima serata del 29 aprile.
Impossibile per me non accettare l'invito dell'amico regista milanese Paolo Cassina, chiamato ad intervenire con i suoi ultimi lavori, con una presentazione così intrigante:
VENICE 20.26 è un laboratorio temporaneo di resistenza estetica e critica. Qui arte, performance e tecnologia generano visioni, errori, derive e possibilità. In un’epoca di immagini istantanee e linguaggi automatizzati, il progetto rivendica lentezza, attraversamento e complessità percettiva come atti politici.
Partiamo bene. Benissimo.
Spazio Thetis: memoria e innovazione convivono
Era da un po' che non tornavo all'Arsenale e lo Spazio Thetis, collocato, come dicevo, all’interno dello stesso perimetro fisico e simbolico della Biennale, si è rivelato un'ambientazione molto suggestiva.
La location veneziana coniuga elementi della tradizione con tecnologie avanzate e mette in dialogo Venezia con Palermo, altra città con una forte identità storica, oggi ugualmente sottoposta a diverse pressioni.
I linguaggi molto diversi dei cinque artisti (tre su cinque sono siciliani) hanno l'obiettivo corale di mettere in discussione la realtà delle due città in difficoltà, ma pronte a rigenerarsi anche e soprattutto grazie all’arte.
La rassegna si propone come una presenza concreta che risponde all'instabilità contemporanea, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di possibilità.
Spazio Thetis funge allora da osservatorio sul contemporaneo, da mappa per orientarsi nelle complessità del tempo presente. Venezia come laboratorio continuo in cui memoria, trasformazione e fragilità convivono, riunisce lavori installativi e momenti performativi, invitandoci ad esplorare nuove prospettive e pratiche artistiche.


Art Made In Sicily a Venezia
Fortissima quindi la collaborazione tra Antonietta Grandesso, responsabile del complesso, e Manuela Sandri, curatrice della mostra, storica dell’arte e fondatrice del progetto Art Made In Sicily.
Quest'ultimo è una piattaforma culturale nata per promuovere e far conoscere il talento siciliano a livello internazionale, creando connessioni tra artisti, istituzioni e collezionisti.
VENICE 20.26 rappresenta l’estensione internazionale di questa visione: un ponte tra Palermo e Venezia, tra Sud e Nord, tra territori e comunità creative. Entrano così nello scenario veneziano, portando la vitalità creativa nazionale al centro dell’interesse internazionale, alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: il destino delle città d’arte, l’overtourism, la trasformazione dei centri storici e il rischio di perdita del rapporto tra comunità e spazio urbano.
In tutto questo, gli interventi dell'analista finanziario e giornalista Gianmarco Landi e, soprattutto, del regista Paolo Cassina con il trailer del suo ultimo lavoro, il documentario Il Grande Risveglio, hanno davvero siglato nuovi sguardi e nuovi scenari socio-economici, invitando a una presa di coscienza attiva.
Non vi svelo nulla delle opere presenti, nessuna foto, anche perché non renderebbero, vanno viste dal vivo, immerse nella splendida scenografia di Spazio Thetis. Andatele a vedere, fatevi un giro in Arsenale, subito o durante la Biennale Arte.
Vi lascio solo il link al sito di Paolo Cassina, special guest e vero artista capace di smascherare, mostrare ed elevare la verità, perché, come sottolinea Manuela Sandri:
'VENICE 20.26 non é solo un’esperienza estetica, ma una mostra etica, uno spazio di riflessione attiva, in cui l’arte torna a interrogare e incidere sulla realtà'.
