Malgrado l’assenza tanto citata di alcune star hollywoodiane, impegnate nello sciopero più compatto degli ultimi decenni e malgrado si temesse un’edizione sottotono lato fashion, anche stavolta il Festival del Cinema di Venezia ha dato invece tante soddisfazioni.
Prima che la mostra srotolasse il suo tappeto rosso, non poche erano le solite lamentele disfattiste condite di luoghi comuni tipici di chi i festival non li frequenta per quello che sono.
E’ vero che non si tratta solo di rassegne cinematografiche, ma anche di kermesse che attirano le attenzioni del pubblico (compreso il pubblico che al cinema non ci va), penso però di poter dire che, nel complesso, l’edizione appena terminata non sia stata per niente male.
Dal punto di vista prettamente filmico il livello è stato più che buono. Idem dal punto di vista del fashion e delle personalità internazionali presenti.

Foto di: Massimo Peca / EventsImages


Venezia 80: fuori subito le polemiche
Tornando ai film presenti, diverso è stato sicuramente il caso di Bradley Cooper e il suo Maestro. Nel caso specifico di questa pellicola, la doppia assenza, come attore e come regista, si è fatta sentire indubbiamente.
Se, proprio in questi giorni, pare si sia raggiunto un accordo tra sceneggiatori e produttori, per gli attori ci vorrà ancora del tempo.
Ma la vera domanda è: perché il cinema italiano (ed europeo) non è in sciopero come quello statunitense? Qui non siamo mica messi tanto meglio!
Da mesi mi interrogo su questa differenza di intenti e finalmente ho trovato qualcuno che ne parla. Sono di questi giorni le dichiarazioni del regista e sceneggiatore Enrico Vanzina:
‘Credo che non sia proprio previsto dalla forma mentis del nostro Paese, al contrario dello sciopero delle maestranze sindacalmente organizzate'.
'Cinecittà è un pianeta completamente diverso da Hollywood e qui seguiamo quelle vicende come se assistessimo da spettatori a un film‘.
E vabbè.

Non voglio assolutamente aprire una discussione politica (anzi, pseudopolitica, perché semmai la riflessione sarebbe intorno alla retorica politico-mediatica prevalente), ma cosa ci dice di nuovo questa regia da essere stata premiata? Niente.
Il film è in sala dal 7 settembre e so che sta piacendo per via dell’argomento, tanto importante e critico, soprattutto in questo momento. A mio modo di vedere invece, proprio in virtù del tema trattato, la scelta di aver omesso completamente dalla narrazione le nostre finte e ipocrite democrazie, i veri responsabili delle tragiche condizioni raccontate, è piuttosto debole, se non assurda, rispetto alla schiettezza di tutti i precedenti film di Garrone, compreso Dogman del 2018.
E vabbè.


Venezia 80: ora solo cose belle
Dal 12 ottobre il film sarà distribuito nelle sale italiane. Vi prego, manca poco, andate al cinema, l’interpretazione di questo attore è pazzesca! Anzi, pazzi in giuria a non premiarlo.

(Già flashata dal dolente pompiere anabolizzato in Titane di Julia Ducournau del 2021, ora sono completamente conquistata).

Uno più bello dell’altro
Ma il danese purosangue non è etereo e sfuggente come sembra. L’avete sentito in conferenza stampa asfaltare il giornalista che insisteva sulla mancanza di diversità nel cast del film, causa esclusione dalle nomination agli Oscar? Finalmente un attore che se ne frega del cinema ideologico infarcito di insensate quote razziali!

Chissà cosa ne pensa al riguardo il mio critico cinematografico preferito Francesco Alò.
Anche lui è bellissimo e fortissimo, seguite il suo canale BadTaste.it!
Mi vanto di avere gusti simili ai suoi. Siamo d’accordo, ad esempio, sullo stupendo, tragico e atmosferico film di chiusura, lo spagnolo La società della neve di Juan Antonio Bayona. Non importa se conosciamo già la fine di questa incredibile storia di sopravvivenza estrema (il disastro aereo del 1972), lo sviluppo e la tensione emotiva sono trascinanti. Gli effetti e la fattura sono perfetti e l’ambientazione, le Ande innevate, sono ipnotiche.
Anche in questo caso la presenza del cast in sala (compresi alcuni dei veri sopravvissuti) mi ha sfigurata: alla fine tutti in lacrime!

Spessore e mondanità sopra le aspettative
Ci mancava l’abbraccio commosso dello stilosissimo Simon Hempe, uno dei meravigliosi interpreti! Mi si è sciolto tutto – doppio mento compreso!
And Just Like That (alzi la mano chi l’ha capita) – se non peggio! – con Sebastiano Pigazzi, a Venezia 80 per il premio Next Generation.
Ve lo ricordate Enrico a Chioggia, spensierato e sempre in mutande, in We Are Who We Are?

Sono sicura che Alò se lo ricorda. Ovvio, perché, naturalmente, non ci sfugge niente che riguardi il nostro conteso Luca Guadagnino (e, per ora, il mio palese svantaggio circa le rispettive attenzioni che quest’ultimo ci riserva non mi scoraggia).
Purtroppo non ho visto il film al festival (e anche qui uno a zero per Alò), ma lo sento già nelle mie corde. Uscirà nei cinema il 25 gennaio. Fino ad allora mi godo il quadretto, la foto di famiglia con papà Sergio.
E bravo Cencio!


(Chissà se vedremo il suo prossimo lavoro proprio al Festival l’anno prossimo – qui una breve intervista).




Venezia 80 omaggia la moda italiana

Sono firmati Alberta Ferretti l’abito lungo, nero, di chiffon a balze del terzo giorno e l’abito lungo, verde smeraldo, a maniche lunghe, di raso del settimo giorno. Mentre è Philosophy by Lorenzo Serafini l’abito romantico, rosso passione, senza spalline dell’ottavo giorno.




Lo sapete, ho un debole per i fratelloni D’Innocenzo e attendo con ansia il loro prossimo lavoro alla regia (probabile un western al femminile girato negli Stati Uniti, con, niente po’ po’ di meno che Paul Thomas Anderson).

Venezia 80: ultimissimo giro di belli
All’evento Filming Italy Best Movie Award è stato premiato per la Miglior Sceneggiatura non originale del suo primo film da regista Io vivo altrove.



Vi saluto con le bellissime e puntualissime parole dell’attrice, da tempo membro de La mia voce per Assange, campagna internazionale che punta a salvare il giornalista e fondatore di WikiLeaks:
‘Noi tutti ci illudiamo di essere liberi, ma fino a che non siamo correttamente informati, la libertà è pura illusione. Non esiste libertà, se non c’è informazione libera’.
‘Quando leggo il giornale, cerco di leggere tra le righe, perché non capisco più cosa davvero sta succedendo nel mondo, ho sempre l’impressione di venir manipolata’.
‘Non è solo il caso Assange, ma è la libertà di espressione ad essere in pericolo. Ormai viviamo immersi nella propaganda, persuasi di vivere in un’informazione libera, ma non è così. Lo abbiamo visto anche negli ultimi anni. La nostra democrazia è in pericolo’.