Vince «Un simple accident» dell’iraniano Jafar Panahi, accolto da una lunga ovazione, che ha dichiarato al momento della premiazione: «Difficile parlare, mettiamo via tutte le differenze, importante è la libertà del mio Paese, nessuno ti deve dire cosa fare e cosa dire e il cinema te lo consente».

Purtroppo, «Fuori» di Mario Martone non compare nel palmarés.
Nell’ultimo giorno un blackout elettrico. Ma la cerimonia di premiazione si salva.
Juliette Binoche, presidente di giuria, commenta: «Non per le sue opinioni politiche ma per il suo cuore, l’umanità, la libertà ritrovata». Il film di Jafar Panahi è fuori dal comune. Una critica al regime iraniano. In “Un simple accident” un uomo che ha vissuto l’esperienza del carcere, riconosce il suo aguzzino, di cui si vedicherà. Panahi, ha vissuto la dura esperienza del carcere ed ora è libero. È arrivato a Cannes dopo 15 anni di attesa, poiché non poteva espatriare. L’attende un coraggioso ritorno nel suo Paese.

La giuria ha assegnato il suo Gran premio a “Sentimental Value” del norvegese Joachim Trier: «Cannes è il luogo della libertà fatta immagine». Parla di un padre ingombrante che è stato regista, ispirandosi ai conflitti familiari raccontati dagli autori Strindberg, Ibsen, Bergman.sequat. Duis aute irure.quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequaquis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequa.

La Giuria ha assegnato premi anche a “Sound of Falling” di Mascha Schilinski, la quale segue quattro ragazze in diverse epoche. Racconta alle donne: «non rinunciate alle vostre idee» e a “Sirat” di Oliver Laxe, il quale dichiara: «Viva Cannes che ci fa vedere tanti punti diversi e li mette a confronto». È un film fuori dai propri sensi con un finale in crescita in cui saltano per aria su un campo minato e un padre cerca la propria figlia in un rave party che si svolge nel deserto.
Nadia Melliti è giudicata la migliore attrice. Ha 23 anni, studentessa, al suo debutto. Nel film «La petite dèrniere» di Hafsia Herzi (che si commuove in sala). Herzi si divide tra Allah e voluttà, fede e desiderio lesbo. Altri due premi. Uno al regista Kleber Mendonça Filho, che dichiara: «il Brasile è pieno di poesia e Cannes è la cattedrale del cinema». L’altro all’attore Wagner Moura (non presente), per il thriller «The Secret Agent», in cui racconta il volto sconosciuto della dittatura brasiliana degli anni ‘70. La vicenda è incentrata sulla storia di un ricercatore che scopre due assassini incaricati di ucciderlo.
I fratelli Dardenne, Jean-Pierre e Luc, hanno vinto il Premio per la sceneggiatura del film “Jeunes Mères”, con la quale sondano, delicatamente il ventre di ragazze incinte. Un racconto d’insieme e dalla parte dei più deboli. Il cinese Bi Gan, vince il Premio speciale col film “Résurrection” in cui racconta la storia di un mostro che perde la memoria e poi la riacquista attraverso il cinema. Con riferimenti dai film muti alla modernità, con citazioni, curiosità e bizzarrie. Tra i 22 film in gara, 9 superano le 2 ore. Tanti sono in due film: Josh O’Connor, Scarlett Johansson, Emma Stone, Ji-Min Park. Gli arti mutilati: Panahi, Ducournau, Schilinski e in “The Secret Agent”. Fares Fares propone battute altisonanti, in “Eagles of the Republic”. Una trama non nuovissima. Un uomo entra in farmacia chiede la “pillola blu”, affermando che non è per se stesso. Il farmacista risponde: «Dite tutti così» e, come un portiere d’hotel, afferma che il suo business è la discrezione. Poi gli chiede un selfie. Spike Lee, col film “Prinsencolinensinanciusol” e Rebecca Zlotowski che interpreta “Mina”, racconta dei grandi della musica italiana.
Favino, Martone e Golino, parlano in difesa del cinema italiano, per i film bloccati soggetti ai tagli economici e criticano la distribuzione dei fondi dati indiscriminatamente, anche a quelli mai usciti e di produttori improvvisati. I produttori hanno evitato di farsi sentire e la loro assenza si è notata. Purtroppo, il cinema italiano ne è uscito sconfitto. Nonostante che “Fuori” di Mario Martone, ha ricevuto un grande e prolungato applauso dal pubblico.
A Cannes la Palma d’oro non si vince solo giudicando il valore dell’opera, ma anche il ruolo politico che dimostra. Sarà per questo che ha vinto il film iraniano.

